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Avvisi

Adorazione Eucaristica

Domenica   17.00/18.00 in chiesa

Mercoledì   15.00/16.00 in cripta

Giovedì       21.00/22.00 in cripta

 



S. Rosario

Venerdì alle 19.00 in cripta



Corso di Chiatarra

Sabato ore 15-16  e  16-17  in Oratorio



Pallavolo Ragazzi/Adulti

tutti i lunedì dalle ore 20.30 alle 22.30

presso la palestra Martiri di Belfiore



Calendario

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Prossimi Eventi

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                       AVVISI DELLA SETTIMANA

                    3^ settimana del Tempo di Pasqua

DOMENICA15: 3^ nel Tempo pasquale
MERCOLEDÌ 18, ore 15 in cripta*: adorazione eucaristica
GIOVEDÌ 19, ore 16.30 in teatro: il Gruppo Cultura proietta
immagini degli affreschi della cupola del Duomo di Piacenza
    ore 18: incontro catechisti di UP agli Angeli
    ore 21 in cripta*: adorazione e lectio/rosario
VENERDÌ 20: ore 19 in cripta*: S. Rosario col Gruppo Famiglie
SABATO 21, ore 9-13: seminario: eutanasia e accanimento terapeutico
DOMENICA 22: 4^ di Pasqua
    ore 16.30 S. Rosario in collegamento con Radio Maria
    ore 17 S. Messa
sospesa la S. Messa delle ore 18

 

 

don Sandro ci scrive dall’Etiopia: PASQUA: ANDARE OLTRE

Mi sembra di essere tornato in Seminario. Giornate regolari, scandite dai tempi della preghiera e dello studio. Tranquillità, talvolta anche monotonia. La vita “fuori” non è così “normale”. Dopo 25 anni di vita di parrocchia, tornare in Seminario mi fa effetto. Sì, da un mese vivo nel Seminario della diocesi di Gambela in Addis Abeba. Insieme a Abba Bareki, sacerdote salesiano etiope che svolge il ruolo del “rettore educatore”, insieme a un diacono - Joseph - che aspetta il nuovo Vescovo di Gambela per essere ordinato sacerdote, insieme a sette seminaristi, la promessa del futuro per la diocesi di Gambela che conta ben 10 sacerdoti! In questo seminario ogni tanto arrivano i preti diocesani di Gambela: perché devono affrontare delle spese consistenti (ad Addis Abeba si trova di tutto, non così a Gambela), perché devono sistemare delle questioni burocratiche, perché si prendono una settimana di “riposo”, perché vengono a trovare i seminaristi … così piano piano riesco a conoscere anche i preti con cui collaborerò. Nella diocesi di Gambela non sono tanti, poco più di una decina: non impiegherò molto a conoscerli. Sono però quasi tutti più giovani di me: il vicario generale ha 41 anni e solo don Matteo Pinotti (sacerdote mantovano da anni qui in Etiopia) è più vecchio di me di qualche anno e don Giorgio che ne ha 75!. E girando per le strade di Addis Abeba si incontra una popolazione veramente giovane. Certo ci sono anche gli anziani: nella lingua amarica per loro è riservata una forma di rispetto, come il nostro “lei” o “voi” di una volta. Anch’io sono trattato con molto rispetto: servito per primo, salutato con riverenza, quasi “venerato” perché sono prete. Anche quando cerco di essere trattato come uno degli altri (non mi sono mai piaciute le formalità e i privilegi), non sempre vengo capito e apprezzato: e allora torno al mio posto! Per le strade vengo guardato continuamente: sono chiamato “farangi”, cioè straniero di coloro bianco, e talvolta anche “ciaina”, cinese perché sono piccolo di statura e chiaro. Sono davvero in un altro mondo! E sto vivendo un periodo della mia vita completamente diverso rispetto a prima.

Non nascondo che sto facendo fatica: ero abituato a una vita confortevole, con un “nome” stimato e conosciuto, con tante amicizie e relazioni. Adesso vivo in modo molto spartano (ma lo sarà ancora di più nella futura parrocchia di Abol dove andrò in agosto): diversi giorni manca l’acqua per lavarsi, oppure manca l’elettricità per diverse ore, oppure non c’è internet per un mese intero (e quando c’è è debolissimo tanto da non scaricare email ed immagini nei siti). Poi la quaresima qui si fa sul serio: niente carne, né pesce, né uova, né formaggi, tutti i giorni! Solo pane, pasta, verdure: non sapevo di dover diventare vegetariano, carnivoro quale sono sempre stato! Per fortuna dura solo 40 giorni, ma non so quanto mi aspetterà in più dopo.

Non sono abituato a vivere sobriamente e, soprattutto, non sono abituato a essere considerato ricco. Tutti ti fermano e ti chiedono soldi: tu sei bianco, sei europeo, quindi sei ricco. Mi avevano messo in guardia: tu sarai considerato un bancomat! Ed è difficile in certe situazioni dire di no. Ad Addis Abeba la povertà la vedi e la tocchi ogni giorno: non quella che incontri in Italia in qualche situazione di disagio e in qualche straniero! Se ci fa star male quello che vediamo in Italia (ma ci fa ancora stare male?), venite in Etiopia! Ma soprattutto si vede l’enorme diversità tra i pochi che stanno bene come noi e i molti che vivono in maniera povera. Eppure tutti in qualche modo si danno da fare per sopravvivere. Ogni mattina, andando a scuola (da “ricco” portato in macchina con un autista) vedo i fiumi di persone che si riversano nelle strade, facendo file chilometriche per prendere un mezzo pubblico (e non vi dico come sono) e raggiungere un “posto di lavoro” dove lo stipendio è di 1900 bir (60 euro) e si paga 1500 bir per un “garage” in lamiera dove si vive (senza bagno, acqua e luce). E questo è quanto prende la nostra cuoca mensilmente, e credo la paghiamo anche bene! La vita non è sicuramente cara come da noi: mi posso permettere le mie amate patatine fritte (veramente buone, non surgelate ma tagliate e fritte sul momento) a soli 5 bir (20 centesimi di euro) o una buona birra etiope a 15 bir (poco più di mezzo euro) o un buon caffè etiope a 5 bir. Ma mi sembrano precari i servizi che ritengo fondamentali: ad esempio, solo due volte in un mese ho mai sentito suonare e passare un’ambulanza!

Certo, per uno che viene dall’Europa, tutto questo suona veramente strano. Ma nel contempo sto scoprendo tante altre cose che in Etiopia ci sono: 7 seminaristi, quindi una speranza di crescita per la chiesa cattolica che in Etiopia non è neanche l’1%; una fede ancora viva in tutta la gente, a qualunque religione appartengano: l’Etiopia è il paese più “religioso” dove il 99% si dichiara credente in Dio; un fortissimo legame con la tradizione e alla propria origine linguistica o etnica, un grande senso dell’accoglienza e dell’ospitalità, un grande “orgoglio” di essere etiopi e di voler crescere e riscattarsi. Continuamente mi viene chiesto di “ascoltare” e di non fare confronti e giudizi: l’Etiopia non è solo quello che appare e si può vedere. Occorre molto tempo per ascoltare, osservare, riconoscere, entrare nel cuore di questo popolo e di questa nazione. Quanto ho scritto prima è già invece fare un confronto e fare un giudizio: sono partito col piede sbagliato da subito! Ma non ho voluto cambiare l’articolo, facendo vedere che sono già bravo e capace di ascolto: sarei davvero ipocrita. Chiedo pertanto a me stesso e anche a voi di cominciare ad avere tempo per ascoltare e conoscere, per “andare oltre” come ci insegna la parola Pasqua. Partendo dalla ricchezza di chiesa che porto e portiamo dentro (ma anche i suoi limiti), proviamo ad incontrare una chiesa gemella, quella di Gambela in Etiopia con i suoi punti di forza e di debolezza. Insomma, devo ritornare in seminario, ricominciare da capo, rimettermi in cammino. E sia.

Ass. per l'Oratorio

  5x1000donare

Gruppo Scout MN10

             

 

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